Su Filindeu: il segreto di una pasta sarda millenaria

Su Filindeu: il segreto di una pasta sarda millenaria

di Michele Porcheddu

Nelle profonde valli della Sardegna, tra le pieghe del tempo e la maestosità della natura, si cela un tesoro culinario unico al mondo: il Filindeu. Questo speciale formato di pasta rappresenta una delle tradizioni più nascoste e antiche della cucina sarda, tramandata di generazione in generazione, custodita gelosamente dalle abili mani delle donne dell’isola.

Che cos’è il Filindeu?

Il Filindeu, con i suoi sottilissimi fili intrecciati in tre strati incrociati, è il risultato di un’arte antica che richiede pazienza, maestria e amore per la tradizione. L’impasto, preparato esclusivamente a mano con semola di grano duro e acqua, è manipolato con cura per ore fino a raggiungere la consistenza perfetta. Questo impasto è poi arrotolato, tirato e piegato ripetutamente fino a formare i delicati fili che caratterizzano il Filindeu. Infine, la pasta viene delicatamente tagliata e cotta in un brodo di carne, solitamente di pecora o agnello. La cottura richiede una cura particolare per mantenere la consistenza perfetta e infondere il suo sapore unico nel brodo.

Su Filindeu: una tradizione millenaria

Maestri di quest’arte sono poche donne, custodi del segreto tramandato da secoli. Oggi, solo una decina di loro mantengono viva questa tradizione, testimoniando il rispetto per il passato e l’amore per la propria cultura. Il rituale di preparazione del Filindeu ha anche un intenso significato culturale e religioso. Durante i secoli, nelle notti del primo maggio e del 4 ottobre, il santuario campestre di San Francesco di Lula veniva raggiunto dai fedeli a piedi dalla chiesa del Rosario di Nuoro. All’arrivo, dopo un cammino di diversi chilometri, i priori offrivano ai pellegrini il sostanzioso piatto di minestra come segno di ospitalità e devozione. Anche l‘origine del termine Filindeu è avvolta da leggende e ipotesi. Alcuni suggeriscono una derivazione da “fili di Dio“, altri lo collegano alla lingua araba. Ma indipendentemente dalla storia del suo nome, il Filindeu continua a incantare i palati di coloro che hanno il privilegio di assaggiarlo.

Nonostante la sua storia antica, il Filindeu rischia di scomparire a causa della sua laboriosa preparazione e della mancanza di persone disposte a imparare questa arte. Tuttavia, ci sono sforzi per preservare questa ricetta unica, con alcuni chef e associazioni culinarie locali che cercano di tramandare le tecniche e mantenere viva la tradizione.

Se avete la fortuna di trovarvi in Sardegna, non perdete l’opportunità di assaggiare questa pasta millenaria, unica al mondo. Il Filindeu rappresenta un viaggio nel tempo, un’esperienza culinaria che vi lascerà senza parole e desiderosi di scoprire sempre di più della cultura sarda.

La ricetta del Filindeu sardo – a cura di Michele Porcheddu

Ingredienti:

  • 500g di semola di grano duro
  • Acqua
  • Sale
  • Brodo di carne di pecora
  • Pecorino fresco

Procedimento:

Inizia versando la semola di grano duro su una superficie pulita e formando un mucchietto. Aggiungi acqua poco alla volta e impasta fino a ottenere una consistenza elastica e omogenea. Assicurati che l’impasto sia morbido ma non appiccicoso, aggiungendo sale a piacere durante l’impastatura.

Dopo aver lavorato l’impasto per almeno un’ora, dividilo in pezzi più piccoli e formali in cilindri. Taglia i cilindri in piccole porzioni e stendili su una superficie pulita fino a formare sottili fili. Piega i fili in due, poi in quattro e continua a tirare e piegare fino a ottenere fili sottilissimi.

Disponi i fili su un piano di essiccazione, preferibilmente fatto di foglie di asfodelo. Lascia asciugare i fili per alcune ore o fino a quando sono completamente asciutti.

Porta a ebollizione il brodo di carne di pecora in una pentola capiente. Aggiungi i fili di Filindeu e cuoci per alcuni minuti, mescolando delicatamente per evitare che si attacchino. Il tempo di cottura dipende dalla consistenza desiderata dei fili, ma solitamente è breve, circa 2-3 minuti. Una volta cotti i fili, servili caldi in ciotole individuali e condiscili con pecorino fresco grattugiato.