Le pagelle di MasterChef: i Live Cooking (prime due puntate)
Tra lacrime, pasta fresca a raffica e giudizi fin troppo buoni: ecco cosa ha e non ha funzionato davvero nelle prime due puntate di Masterchef Italia 2026. Le pagelle di PIERA PASTORE
Quindici anni. Un’eternità televisiva, un battito di ciglia per chi, come me, ricorda ancora la prima edizione di MasterChef Italia, quando un ingessatissimo Bruno Barbieri, un perfido Carlo Cracco e un impetuoso Joe Bastianich cambiarono per sempre il modo di guardare — e giudicare — il cibo in TV.
Che ci piaccia o no, c’è un prima e un dopo MasterChef. Da lì in poi l’alta cucina è diventata mainstream, gli chef le nuove rockstar da seguire, e noi tutti abbiamo iniziato a valutare gli gnocchi della nonna con sospetto: non sarà per caso un MAPPAZZONE?
E ora eccoci qui, nel 2025, con un nuovo inizio: il ritorno del trio che ho amato di più tra tutte queste edizioni.
Barbieri, il veterano.
Cannavacciuolo, la mia crush dichiarata da anni (come si fa a non amarlo?).
Locatelli, l’eleganza fatta giudice.





Sette anni di gioie, di piatti lanciati meno frequentemente ma di abbracci triplicati. Perché sì: MasterChef è cambiato. Ha smussato gli spigoli, addolcito la narrazione, messo al centro emozioni, storie, lacrime, traumi infantili, frasi da Baci Perugina.
I tempi in cui un piatto non perfetto volava in aria? Finito.
Adesso si va di abbracci, consolazioni e storytelling a palate. (Forse un filo troppo?)
Ma bando alle ciance.
È tempo di pagelle.
I GIUDICI: 6– (rimandati a settembre)
Lo so, lo so: siamo solo all’inizio. Però, ragazzi miei, un po’ di verve me la dovete dare. Troppi “sì” regalati, troppe mezze frasi per non ferire nessuno, troppi giri larghi per dire “il piatto è mediocre”. È tutto un grande “volemose bene”, un campo di fiori, un parco giochi delle emozioni positive.
Tra i tre, Barbieri prende la sufficienza piena: il più diretto, il più onesto, quello che almeno ogni tanto tira un “no” con dignità. Mi sono trovata d’accordo con lui un numero di volte che non posso ammettere pubblicamente (aiuto, che mi sta succedendo?).
I siparietti funzionano, loro tre si vogliono bene e si vede, e fin qui tutto ok. Ma ragazzi, meno sì. Hanno dato tre sì perfino per le orecchiette al sugo di Dorella. Io ancora scioccata (tranquilli, adesso ci arriviamo).




LA PASTA FRESCA: 0
Se dovessi dare un titolo alle prime due puntate sarebbe: “MasterChef – L’era della Pasta Fresca”. Un’escalation continua di tortelli, ravioli, cappellacci, tagliatelle, orecchiette, bottoni… io ad un certo punto ho pensato di stare guardando una maratona di sfogline, non un talent di cucina. Ok, la pasta fresca è buona, la pasta fresca è casa, la pasta fresca è tradizione. Però anche meno, eh.
Siamo passati dalla maledizione del minipimer — vi ricordate? Quel periodo in cui nella Masterclass QUALSIASI COSA veniva frullata con QUALSIASI ALTRA COSA e diventava inspiegabilmente un piatto “contemporaneo” — alla nuova maledizione della pasta ripiena:
riempi con qualcosa → aggiungi una salsina → chiudi → via.
Efficienza? Forse. Creatività? Mah. Sospendo il giudizio ma per ora, per me, è 0 pieno.
CHIARA PAVAN: 10
La verve che ai tre giudici è mancata? Tranquilli, ce l’ha portata lei, la chef Chiara Pavan. E meno male.
Prima di parlare di cucina però lasciatemi dire una cosa da fan del beauty: CHI LE FA I CAPELLI?
Davvero, parliamone. Da donna sono invidiosa dei suoi capelli così glossy. Io ipnotizzata dal suo caschetto (sì, come quel concorrente che ha tentato di arruffianarsela… ma facendolo decisamente peggio). E infatti: lui ci prova, parte con i complimenti fisici come un banalissimo maschio bianco etero cis, e lei gli serve una risposta “femminista“ da manuale, di quelle che vorrei salvare e riascoltare nei momenti difficili: “Potrei commentare anche io il suo aspetto fisico… ma sono qui per commentare il piatto.”
MIC DROP. Fine.
Standing ovation, cori da stadio, io che urlo “GRANDE SORELLA”. Chiara, sei tu la spezia che mancava in questo eccesso di zucchero. Continua così, perché qui abbiamo bisogno di pepe vero, non di quello “rosa” dell’impiattamento.


I CONCORRENTI. VOTO GENERALE: 7
C’è del potenziale. Molti underdog, qualche talento luminoso, un paio di “ma sul serio?”, e storie che sicuramente ci faranno commuovere più di un episodio di This Is Us. Tra le prime stelle: Matteo (il mio preferito, ma ci arriviamo), e Niccolò. E poi c’è il gruppo dei miracolati del “tre sì” — e sì, sto guardando voi, Vittoria e Dorella. Insomma, la platea è variegata: giovani, meno giovani, iper-emotivi, iper-cringe, gente che entra parlando del proprio trauma, altri che entrano con dieci fratelli al seguito come nelle sitcom degli anni ’90. È il caos perfetto. È MasterChef.
E adesso… TOP e FLOP.
VITTORIA: 5
(Il primo grembiule bianco della stagione). La quota ansiogena è assicurata anche quest’anno, e direi pure potenziata. Vittoria entra che già piange: manco avesse rivisto l’ex dopo essere stata ghostata.
Porta dei bottoni di pasta fresca ripieni di pollo alla cacciatora, dedicati al padre scomparso: storia toccante, davvero. Peccato che:
- alcuni bottoni fossero completamente crepati
- il brodo allungato con acqua fredda per rimediare a un errore
- un ingrediente dimenticato
- e poi quell’aria perennemente in iperventilazione
Al gusto magari era ottimo, non lo sapremo mai. Ma qui la storia e la persona hanno superato la tecnica. I giudici, per me, hanno regalato troppo.


CELESTINO: 3
Si presenta con una famiglia numerosa che sembra uscita da una setta di Mormoni. Ultra credenti. Vestiti come se dovessero cresimarsi. Poi… il karaoke di gruppo su Angelina Mango. E lì, amici miei, si è raggiunto l’apice del cringe. Il piatto? Indovinate: Cappellacci ripieni (pure brutti). Sorpresa!!! (no) Grembiule grigio regalato. Per me resta un grande “boh”, ma vedremo.


MATTEO: 10 (il mio preferito)
Entra in silenzio. Non fa il simpatico. Non cerca telecamere. Non story-tellizza la sua vita per pietà televisiva. Eppure… colpisce dritto al cuore.
27 anni, bolognese, genitori cinesi. Un dolore sussurrato e composto, non quello urlato che ci propinano di solito. Io ero già mezza innamorata dopo 30 secondi. Poi arriva il piatto: gnocchi di patate ripieni di pollo rosolato su crema ottenuta dagli scarti del pollo. Un’idea geniale: evocare il pollo e patate della domenica. Esecuzione perfetta. Idea pulita. Giudici conquistati. Io con i brividi. Segnatevelo: Matteo andrà lontano.


RAFFAELLA: 2 (ma 8 per le intenzioni)
Tanatoesteta gotica, un personaggio che sembra uscito da Wednesday (la serie), finalmente qualcuno che non porta la pasta fresca. Porta un dolce. Finalmente. Peccato che fosse… un misero mini pan di Spagna non bagnato con un po’ di crema. Non mi bagni il pan di spagna? Ma allora Iginio Massari in questi anni non vi ha insegnato proprio nulla? Ho apprezzato la voglia di differenziarsi. Poi sull’esecuzione meno: infatti Raffaella è tornata a casa a truccare defunti.


LUCIANO: 8+
92 anni.
NOVANTADUE.
E in forma più di me che a 34 anni la mattina dico “oplah” quando mi alzo dal letto.
Luciano cucina solo da quando è rimasto vedovo, quindi pochi anni: e già qui io avevo gli occhi lucidi. Il piatto? Cozze ripiene, semplice ma buono. Locatelli però ha un dubbio lecito e dice no: a 92 anni reggerà? La Masterclass non è proprio una passeggiata… Per ora è grembiule grigio, vedremo se riuscirà a stupirci nel Creative Test. Comunque, tanto di cappello.


ALESSANDRO (il dentista): 8
Ha lo sguardo di chi vuole farcela con tutta l’anima. Versa il brodo bollente nella farcia (errore), ma decide comunque di rischiare l’all-in. Il piatto? Cappellacci (ancora?!). Ma i più belli esteticamente della serata. Barbieri critica l’impiattamento, ma ricordiamoci che il nostro Brunone nazionale presta il volto ai panettoni salati della Motta: devo aggiungere altro? Un piccolo appunto devo farlo: caro Alessandro mi ha fatto un po’ senso vedere gli strumenti da dentista vicino al cibo, lo ammetto. Però il talento c’è. E per me ci regalerà bei piatti.


GIULIANA: 7
Da Manfredonia con amore (e furore). Un piatto semplice ma che dalla TV sembrava buonissimo: polpo perfetto, purea di fave e cicoria. Io, davanti allo schermo, salivavo tipo Labrador. Tre sì un po’ generosi, sinceramente, ma lei mi piace perchè verace. Forse l’avrei voluta nel Creative Test.


DORELLA E LE SUE ORECCHIETTE AL SUGO: 0
Non ce la faccio a essere diplomatica. Orecchiette al sugo con cacioricotta. Ragazzi… sul serio? Ma davvero i giudici hanno dato TRE SÌ a un piatto che qualsiasi nonna pugliese sforna in pantofole a occhi chiusi? Sarà anche buonissimo, ma qui cade tutto il senso del programma. Un piatto così “banale” non può entrare direttamente nella Masterclass, scusate. Allora che senso hanno gli altri giudizi? E poi la scenetta cringe con Locatelli: lei che ci prova come se non avesse visto mai un uomo in tutta la sua vita, si scioglie i capelli, fa l’occhio languido, cambia occhiali …No. Basta. È troppo. Scommettiamo che questo ingresso è per “aumentare l’engagement social”? Molto probabile.


SIMONE: 2
Direttamente dall’oratorio di Milano. Porta delle frittelle. Pensava forse di essere alla festa di fine catechismo. Io, lo ammetto, non sopporto i personaggi troppo solari stile oratorio. Questo positivismo perenne mi irrita. Grembiule grigio immeritato. Per me poteva tornare a cantare “OSANNA E”.


NICCOLÒ: 9,5
Ragazzone semplice, buono, pulito. Arriva con la mamma e la definisce “la donna della sua vita”: io già sciolta come burro. Per Cannavacciuolo fa uno dei piatti migliori mai assaggiati a Masterchef. Niccolò conquista anche la Pavan per la postazione immacolata, quasi chirurgica. E poi il piatto è un capolavoro vero:
- rollè di coniglio ripieno di scampi
- fondo di carapaci e coniglio
- crema di cavolo nero, patate, cipolla
- salsa di lamponi
- salsa di fegato di coniglio e cioccolato fondente
il tutto in 45 minuti. Una bomba. Una dimostrazione di tecnica fuori scala. Niccolò, senza tirargliela… per me arriva in finale.



