Le pagelle di MasterChef: cosa è successo nella quinta e sesta puntata tra top e flop
Tra Golden Mystery Box e Skill Test ad alta tensione, MasterChef Italia entra nel vivo: la Masterclass è completa e la competizione si fa sempre più serrata
Ora che la Masterclass è al completo, MasterChef Italia entra finalmente nel vivo. Tra una Golden Mystery Box dedicata agli antipasti, un’Invention Test a base di polenta e uno Skill Test che omaggia le grandi famiglie dell’alta ristorazione italiana, la puntata natalizia ci regala tutto: emozioni, errori clamorosi, piatti memorabili e altri che sarebbe stato meglio dimenticare in fretta, come certi parenti a Natale.
Masterchef 15: la prima Golden Mystery Box
La quinta puntata di MasterChef 15 si è aperta con la Golden Mystery Box: in palio ben due Golden Pin, destinate ai piatti più convincenti. Gli aspiranti chef sono stati chiamati a raccontarsi attraverso ingredienti che spaziano dal girello al polpo, passando per patate, carciofi, friselle, fave e fiori di zucca, con l’obiettivo di realizzare un antipasto capace di esprimere identità e visione culinaria. Tra i migliori si sono distinti Matteo R., Dounia, Matteo L., Matteo C. e Dorella. Matteo R. ha presentato Family Meal, tentacoli di polpo scottati su crema di patate, carciofi e fiori di zucca in pastella. Dounia ha proposto Un’altra avventura, con polpo scottato, rosmarino, basilico e pepe su crema di patate alla paprika, completata da olio al prezzemolo e menta. Matteo L. ha conquistato i giudici con Petali d’oro, rondelle di vitello e patate con crema di zucchine, menta, aceto e petali di fiori di zucca. I giudici hanno assaggiato anche il piatto di Matteo C., Fra gli scogli, polpo cotto a bassa temperatura con crema di patate e pecorino, gastrique al vino rosso e frisella bagnata, e quello di Dorella, Un polpo in masseria, polpo scottato su crema di patate con acciughe e pecorino, peperoni in padella e fave croccanti. Al termine della prova, Dounia e Matteo L. hanno conquistato le Golden Pin e l’accesso diretto alla balconata, raggiunti anche da Matteo R. e Dorella. Matteo C. ha invece proseguito il suo percorso affrontando l’Invention Test.



L’invention test dedicato alla polenta (ma in versione gourmet!)
Dopo la Golden Mystery Box, la Masterclass di MasterChef Italia ha affrontato l’Invention Test più “farinoso” della stagione: la protagonista era la polenta, declinata in ogni forma possibile, colore e consistenza. Farina di mais bianco, di castagne, di grano saraceno, mais viola, fioretto e bramata… Per ispirare gli aspiranti chef i tre giudici hanno portato tre loro piatti: Bruno Barbieri ha proposto una crema di polenta con ristretto di moscardini dai sapori del Sud, Antonino Cannavacciuolo ha presentato un soffice di polenta, rane e chips di polenta, mentre Giorgio Locatelli ha preparato un créme de mais servito con cervo e salsa al vino rosso. Non entrerò nel dettaglio di tutti i piatti dei concorrenti (vi risparmio questa noiosa telecronaca) ma ecco il succo: Franco ha conquistato il podio con un piatto impeccabile (daje Franco!), meritandosi un vantaggio nello Skill Test. I peggiori? Eros, Katia (non ha assaggiato quello che ha cucinato… un errore per me imperdonabile, ma ci arriviamo dopo) Georgina e Giuliana. Alla fine, Katia e Giuliana si sono salvate per un pelo, mentre Eros e Georgina sono stati spediti dritti all’ultimo step dello Skill Test.



Sesta puntata di Masterchef 15: il primo skill test
La sesta puntata parte a bomba con una delle prove che amo di più: lo Skill Test. Mette davvero alla prova tecnica, precisione e gestione del tempo. Non basta avere fantasia o un’idea originale: qui contano metodo, disciplina e capacità di replicare piatti complessi sotto pressione. Il primo Skill Test della stagione è dedicato alle grandi famiglie della ristorazione italiana. Un omaggio alle generazioni che hanno fatto della cucina un mestiere di famiglia, con locali tramandati di padre in figlio, botteghe e trattorie che hanno resistito e hanno fatto la storia. D’altronde, un tempo erano proprio le famiglie a dettare le regole della ristorazione: ogni piatto, ogni ricetta, ogni gesto ai fornelli veniva insegnato da nonni a figli, da zii a nipoti, creando continuità, stile e identità. Prima fermata: Arnaldo Clinica Gastronomica a Rubiera, fondato nel 1936 e stellato Michelin dal 1959… fino a quest’anno, quando ha perso la stella. Dietro ai fornelli lo chef Roberto Bottero propone la spugnolata, evoluzione della lasagna tradizionale, accompagnata dal carrello dei bolliti: un piatto che è storia pura della ristorazione italiana, con radici che affondano nella trattoria di famiglia e in un’antica posta di cambio cavalli del Duecento. I concorrenti hanno 45 minuti, una prova di coppia e tanto, tanto panico. Franco parte con un vantaggio strategico: scegliere le coppie. Risultato? Spreco totale. Strategia pari a zero. La prima batteria vede la balconata per Alessandro-Matteo C., Franco-Matteo L. e Dorella-Antonio, mentre Iolanda-Gaetano si “perdono” con delle lasagne crude e Katia-Giuliana non riescono nemmeno a copiare la ricetta di Bottero trasformando una lasagna in bianco in una lasagna con sugo.
Seconda batteria, nuovo ospite: Antonio Dipino, patron de La Caravella di Amalfi, il primo ristorante del Sud Italia a ricevere la stella Michelin, fondato dai genitori Anna e Franco nel 1959. Qui la prova è replicare gli scialatielli ai frutti di mare, invenzione degli anni ’60 dello chef Enrico Cosentino. Bisogna far “scialare” e conquistare i giudici. Niccolò-Piponzio e Irene-Vittoria lo fanno alla grande, anche la coppia Dounia-Carlotta passa, seppur con riserva, mentre Jonny-Matteo R. si perdono nel tentativo di replicare la perfezione.
Il gran finale: il lavarello spaccato Maria Luisa, piatto simbolo de La Genzianella, ristorante aperto nel 1963 dallo zio di Giorgio Locatelli e stellato nel 1985. Qui non si scherza: ogni minimo errore può essere fatale. E infatti Giuliana e Katia sbagliano tutto (ci arriviamo!), decretando la loro uscita senza appello.



Ho scritto pure troppo… passiamo finalmente alle pagelle della quinta e sesta puntata di Masterchef 15
Barbieri & Cannavacciuolo: 8 (su Locatelli ci penso)
Baffetto da D’Artagnan per Bruno Barbieri, pacche e fendenti verbali per Antonino Cannavacciuolo. Sono gentili e severi allo stesso tempo: sanno dirti che un piatto fa cagare, ma lo fanno con una precisione chirurgica che taglia. Ogni parola pesa, ogni consiglio resta. Sono tornati FINALMENTE i giudici che amiamo. Giorgio Locatelli? Un po’ spento, anche se nello Skill Test tira fuori l’orgoglio di famiglia e mette in difficoltà tutti.
Skill Test: 6
Bello vedere alcune storie che hanno reso grande la nostra cucina, meno belli i piatti proposti in questo “viale dei ricordi”. La Spugnolata di Bottero era visivamente poco invitante (scusate, ma non mi ispirava per nulla), meglio gli scialatielli di Dipino, semplici però da replicare. Il lavarello di Locatelli, invece… meh, mi ha ricordato quel pesce triste che servono in ospedale.
Masterclass: 8
Multiculturale, eterogenea, interessante. Dal Marocco alla Cina, passando per mille storie diverse. Alcune stelle iniziano già a brillare. Rispetto ad altre edizioni in questa Masterclass ci sono diversi potenziali vincitori. Tutto è ancora da vedere ma le sorprese sicuramente non mancheranno…



Matteo Lee: 10-
Matteo L. è la dimostrazione vivente che non serve urlare per farsi notare. Sta lì, apparentemente defilato, parla poco, si muove con calma e poi piazza piatti che parlano al posto suo. Nella Golden Mystery Box è semplicemente impeccabile: Petali d’oro è elegante, centrato, pulito. Non cerca l’effetto wow, lo ottiene naturalmente. La Golden Pin è meritata e lo porta direttamente in balconata, dove può osservare gli altri affannarsi. Nello Skill Test con Franco traballa: la spugnolata non è all’altezza del suo potenziale, qualche errore tecnico c’è, inutile negarlo. Ma il punto è che anche quando sbaglia, Matteo L. resta credibile. Ha un’identità già chiarissima, un gusto riconoscibile e una sensibilità che raramente si vede così presto in un talent. Lui dice di sentirsi un pianta. Lo hanno definito un’edera e concordo: cresce piano, si arrampica senza fare rumore. Io dico solo una cosa: se non arriva in finale smetto di guardare Masterchef.
Iolanda: 4-
Iolanda è una vera bomba di energia, colore e musica: canta, balla, porta il suo spirito carioca ovunque, persino tra i fornelli. Tutto bellissimo… peccato che qui non siamo a una festa di paese nè a Xfactor. In cucina serve focus, concentrazione e precisione: tutte cose che Iolanda sembra aver lasciato a casa insieme al ritmo del samba. Il risultato? Errori, superficialità e piatti che arrancano fino al traguardo… se ci arrivano. La personalità è un valore, certo, ma non può sostituire la tecnica. Se non decide di abbassare un po’ le luci sullo show e accenderle sui fornelli, il suo percorso a MasterChef rischia di essere più breve di un battito di maracas.
Carlotta: 5
Carlotta sprizza sicurezza da ogni poro, talmente tanta che a volte sfiora l’arroganza. Vuole essere “quella da battere”, forte, temuta… peccato che a dirlo sia sempre e solo lei. In questa puntata si percepisce un bisogno costante di approvazione, visibilità e controllo. Nello Skill Test se la cava e sale in balconata, ma senza mai lasciare davvero il segno: il talento c’è, ma è soffocato da un atteggiamento rigido e poco empatico, più teatro che sostanza. Se non abbassa le difese e lascia parlare i piatti, rischia di rimanere impressa… per le ragioni sbagliate.
Franco: 7+
Franco non è uno che ti colpisce subito. È un diesel, di quelli che partono lenti ma quando entrano in temperatura non li fermi più. La mia cotta per lui prosegue. Io tifo per te Francolì! In questa puntata però paga una strategia praticamente inesistente: avere un vantaggio nello Skill Test e sprecarlo così, scegliendosi avversari forti, è un errore da principiante. Detto questo, in cucina Franco lavora. Suda le prove, non molla, non si piange addosso. Non è ancora un leader, ma ha una solidità che potrebbe portarlo lontano. Deve solo imparare che MasterChef non è solo cucinare bene: è anche saper giocare.


Matteo Canzi: 6-
Matteo C. entra in cucina con l’aura di quello “da battere”, il tipo che tutti temono… e lui, diciamolo, se la gode un po’ troppo. Non è questione di bravura: quella c’è e si vede. Il problema è l’atteggiamento: quella leggera arroganza che traspare quando ripropone per l’ennesima volta la gastrique, come a dire “so fare questo e vi basta”. No, Matteo. Non basta. A MasterChef non vinci con un singolo trucco ben riuscito: servono evoluzione, varietà e un po’ di rischio. Lui è forte, certo, ma se non scende dal piedistallo e non si mette davvero in gioco, rischia di diventare prevedibile… e in questo talent, la prevedibilità è la condanna peggiore.
Jonny: 3
In queste puntate non mi ha proprio convinto. Il suo look spicca più dei suoi piatti, con quei teatrini da “rugby player inglese”: davvero cringe. In cucina, però, la presenza scenica non basta, e Jonny paga pegno con risultati che lasciano a desiderare.
Dorella: 1
Ammetto subito: non riesco a essere obiettiva. Per i giudici cucina bene, i piatti funzionano, i risultati ci sono. Eppure, ogni volta che appare, mi sale un’irritazione inspiegabile. C’è qualcosa nel suo modo di muoversi, parlare, respirare… che ti respinge. Ogni edizione ha il suo personaggio divisivo, quello che “ci doveva essere”, il fastidio necessario per rendere la sceneggiatura più “frizzante”. Quest’anno, per me, il ruolo va tutto a lei. Magari arriverà lontano, magari ci sorprenderà e dimostrerà di meritarselo. Ma al momento? È ufficialmente l’insopportabile di stagione: l’unica che mi fa desiderare di spegnere la televisione.
Giuliana & Katia: 0
Quello che ci hanno regalato in questa puntata è praticamente il manuale di tutto ciò che non si dovrebbe mai fare a MasterChef. Ci hanno regalato uno spettacolo a dir poco terrificante. Ma andiamo con ordine. Nella quinta puntata Katia cucina senza assaggiare. Sì, avete letto bene: senza assaggiare. Per me è una mancanza di rispetto nei confronti dei giudici e un errore gravissimo. Cannavacciuolo, giustamente, si rifiuta di fare da cavia e non assaggia il piatto. E io lo capisco benissimo: se fossi stata io, il grembiule l’avrei tolto subito. E invece… si salva. Miracolo? Forse. Giuliana, dall’altra parte, decide di copiare malamente il piatto “esempio” di Barbieri durante l’Invention Test, quando non era richiesto. Una strategia che grida “panico totale” e “zero creatività”.
Poi arriva lo Skill Test e accade l’apocalisse: nella prima prova in coppia non riescono a replicare la Spugnolata di chef Bottero servendola cruda e con una ricetta diversa dall’originale. Poi il gran finale: il lavarello spaccato Maria Luisa. Un disastro totale. Barbieri commenta per Giuliana: “Neanche il gatto lo mangia”, mentre Locatelli liquida quello di Katia come uno dei peggiori piatti mai assaggiati. Epilogo inevitabile: grembiuli via, porta chiusa alle spalle, e la sensazione che questa eliminazione fosse non solo giusta… ma quasi educativa. Una lezione chiara per tutti: a MasterChef, il caos e l’improvvisazione non pagano.

