KOSE, il ristorante a Pescara che racconta la vera cucina coreana tra tradizione e ricerca
Nel centro di Pescara KOSE porta una cucina coreana autentica e contemporanea: fermentazioni, condivisione e contaminazione con l’Abruzzo in un’esperienza gastronomica di ricerca
C’è una Corea che va oltre gli stereotipi e che si scopre attraverso il cibo. È quella che Andrea Caldora e Ha Jung Kim hanno scelto di raccontare con KOSE, il nuovo ristorante affacciato su Piazza della Rinascita a Pescara. Qui la cucina coreana si rivela in tutta la sua complessità: una tradizione antichissima costruita attorno alla terra, alle stagioni e alla fermentazione, tecnica che per secoli ha permesso di conservare gli alimenti e che oggi rappresenta uno dei pilastri della gastronomia contemporanea. Kimchi, verdure fermentate, radici, germogli ed erbe spontanee diventano ingredienti di una cucina capace di esprimere profondità, equilibrio e straordinaria intensità aromatica. KOSE raccoglie questa eredità e la interpreta con uno sguardo moderno, creando un dialogo continuo tra memoria e innovazione, tra Corea e Abruzzo, tra tradizione e contemporaneità.
Design, identità e cultura: Kose a Pescara
L’ambiente, elegante e minimalista, è stato progettato dallo studio creativo SummitLab, che ha reinterpretato la tradizione coreana attraverso materiali essenziali, linee morbide e tonalità ispirate alle antiche ceramiche celadon. Con circa 25 coperti interni, un ampio dehors affacciato su Piazza Salotto e l’area aperitivo “Kosine”, il locale riesce a trasmettere un senso di intimità pur trovandosi nel cuore pulsante della città. Dietro il progetto c’è una forte componente artistica. KOSE infatti nasce dall’incontro tra Andrea Caldora e Ha Jung Kim, conosciutisi a New York e accomunati dalla passione per il cibo e la cultura. Se Andrea cura in particolare la selezione dei vini e la visione imprenditoriale del progetto, Ha Jung rappresenta l’anima creativa del ristorante. In Corea del Sud la formazione artistica è parte integrante dell’educazione fin dall’infanzia e Ha Jung ha dedicato gran parte della propria vita allo studio dell’arte e del design. Dopo gli studi di pittura ha conseguito un master in Interior Architecture al Pratt Institute di New York. Una sensibilità che emerge sia nell’estetica dei piatti sia nell’identità complessiva del locale. Oltre ad aver pubblicato contenuti dedicati alla cucina italiana per il pubblico coreano, Ha Jung promuove da anni i prodotti italiani e abruzzesi in Corea attraverso il suo portale specializzato, contribuendo a creare un ponte culturale tra i due Paesi.








Kose: una cucina fondata su fermentazioni e condivisione
La cucina coreana si basa sull’equilibrio tra ingredienti, tecniche di conservazione e convivialità. Fermentazioni, marinature e preparazioni condivise rappresentano il cuore della proposta di KOSE. Le materie prime arrivano prevalentemente dalla Corea, mentre carni e vegetali freschi vengono selezionati sul territorio abruzzese, creando un interessante dialogo tra due culture apparentemente lontane. Un esempio è l’utilizzo del maiale nero abruzzese, protagonista di diverse preparazioni del menu.
KOSE si presenta come un ristorante di ricerca, pensato per chi desidera avvicinarsi alla cucina coreana in modo autentico. La proposta si colloca in una fascia medio-alta, sia per impostazione sia per prezzi, e si distingue nettamente da quelle formule che negli ultimi anni hanno contribuito a diffondere una visione semplificata della cucina asiatica.
L’aperitivo Kosine
La mia esperienza da KOSE è iniziata con l’aperitivo, formula che prende il nome di “Kosine” e che rappresenta uno degli aspetti più interessanti del progetto. Tra i drink proposti: il Mak-Tini, una reinterpretazione del makgeolli, tradizionale bevanda coreana ottenuta dalla fermentazione del riso. Più sorprendente il Kimchi Spice, cocktail realizzato con tequila Patrón o mezcal, liquore al pomodoro, succo di lime, acqua di kimchi, liquore Ancho Reyes e sciroppo di agave. Nel retrogusto emerge chiaramente la componente fermentata del kimchi, che richiama sentori vegetali di verza e aggiunge una dimensione aromatica inaspettata.







Ad accompagnare i cocktail sono arrivati alcuni dei piatti simbolo della proposta KOSE. Il Kimbap al Kimchi (18 euro), roll coreano vegano con kimchi e verdure di stagione. Protagonista dell’aperitivo è anche il “Just Roll It” Kkoma Kimbap, letteralmente “baby roll”: una variante più piccola del tradizionale kimbap, perfetta da condividere. Tra gli assaggi che ho apprezzato maggiormente c’è stato il Korean Fried Chicken con miele, soia e aceto balsamico (18 euro): croccante all’esterno, morbido all’interno e caratterizzato da un piacevole equilibrio tra dolcezza, sapidità e acidità.
Una cena coreana a Pescara
La cena è poi proseguita nel rispetto di uno dei principi fondamentali della cultura gastronomica coreana: la condivisione. In tavola sono arrivati numerosi piccoli assaggi vegetariani, accompagnati dall’immancabile kimchi, considerato il piatto nazionale del Paese. Si tratta generalmente di verza fermentata con spezie e peperoncino, ma ne esistono numerose varianti e differenti livelli di fermentazione: dal kimchi più fresco e delicato a quello più maturo, caratterizzato da aromi intensi e complessi. Tra le proposte più ricche e scenografiche spicca il Kimbap dell’Isola di Jeju (24 euro), un omaggio alla celebre isola vulcanica coreana: un roll generoso che racchiude tonno, salmone selvaggio, tobiko, tempura di mazzancolle, frittata coreana e verdure di stagione.









Tra le portate successive ho assaggiato l’Insalata di pesce alla senape e sesamo (22 euro), preparata con mazzancolle, seppie, germogli e cappuccio bianco e rosso. Fresca e delicata, valorizza la qualità delle materie prime senza rinunciare alla complessità del gusto. Ottimi anche i Mandu di cavolo (16 euro), ravioli coreani ripieni di maiale nero abruzzese e kimchi, nei quali la sapidità della carne incontra le caratteristiche note fermentate del cavolo. Molto interessante il Japchae (24 euro), noodles di patata dolce, mazzancolle, calamari e funghi. Un piatto equilibrato, leggero e ricco di sfumature. A chiudere il percorso salato è stato il Galbi, proposto nel menu come Ssam di Galbi (26 euro): capocollo e costine di maiale marinate dodici ore nella salsa di soia e servite con riso, insalata fresca e salsa ssamjang.
Il menu di KOSE è costruito come un percorso di scoperta. Accanto ai piatti che ho avuto modo di assaggiare, trovano spazio proposte come la Tartare di manzo coreana (20 euro), il Jokbal di maiale nero abruzzese (24 euro), il Tteokbokki Bulgogi con tre funghi e tartufo (24 euro), il Mandu Corallo (20 euro) raviolo coreano con mazzancolle, uova di salmone e tobiko, e le diverse versioni del Bibimbap, disponibili sia vegetariane sia con carne. Ampia anche la presenza di opzioni vegetariane e vegane, che dimostrano quanto la cucina coreana sia naturalmente orientata alla valorizzazione delle verdure e degli ingredienti vegetali.
La drink list di KOSE
Altro elemento distintivo di KOSE è l’attenzione dedicata al beverage. Accanto alla carta vini curata da Andrea Caldora, il locale propone una drink list signature sviluppata in collaborazione con Andrea Forlano de La Gintoneria Creativa di Pescara. I cocktail non sono pensati come semplice accompagnamento, ma come una componente essenziale dell’esperienza, capace di dialogare con fermentazioni, spezie e sapori tipici della cucina coreana.







KOSE: un ponte tra Corea e Abruzzo
KOSE riesce a raccontare la Corea in modo autentico, evitando stereotipi e costruendo un dialogo concreto tra culture diverse. Uno degli aspetti più interessanti della proposta di KOSE è la contaminazione tra Corea e Abruzzo. Si tratta di un dialogo ragionato tra ingredienti, tradizioni e tecniche. Emblematiche sono ad esempio le Pallotte “Cacio e Ova”, una delle preparazioni presenti nel menu, che reinterpreta uno dei simboli della cucina abruzzese attraverso l’utilizzo dell’acqua di kimchi rosso accanto a parmigiano, pecorino e uova. Un incontro tra due culture che riesce a sorprendere senza snaturare l’identità di partenza.
KOSE è un luogo che racconta la Corea contemporanea senza rinunciare alle proprie radici e che, proprio per questo, rappresenta una delle aperture più innovative degli ultimi anni sulla scena abruzzese.
Articolo e foto a cura di Piera Pastore
Si ringrazia per l’ospitalità lo staff di KOSE

