Taverna Flavia a Roma riaccende le luci della Dolce Vita

Taverna Flavia a Roma riaccende le luci della Dolce Vita

Roma ha luoghi che non sono semplici indirizzi, ma capitoli di storia mondana e gastronomica. Uno di questi è senza dubbio la Taverna Flavia di via Flavia 11, a due passi da Via Vittorio Veneto, che dopo anni di chiusura è tornata ad accogliere ospiti nel quartiere Ludovisi, riportando in vita l’atmosfera magnetica dei tempi della Dolce Vita. Per decenni il locale è stato sinonimo di ospitalità all’italiana, quella autentica, calorosa e senza sovrastrutture, incarnata dal suo storico fondatore, l’oste Mimmo Cavicchia, scomparso nel novembre 2016. Il suo carisma e la sua semplicità avevano reso la Taverna un punto di riferimento irrinunciabile per divi del cinema, icone della musica e protagonisti dello spettacolo internazionale. Dopo la sua morte e una parentesi gestionale affidata agli eredi, il ristorante aveva chiuso i battenti per circa otto anni. Oggi a raccoglierne l’eredità è Luca Di Clemente, imprenditore romano che ha scelto di restituire alla città uno dei suoi luoghi simbolo, riportandone alla luce fascino e memoria, ma con uno sguardo deciso verso il presente.

La nuova Taverna Flavia a Roma tra memoria e contemporaneità

Le porte della Taverna Flavia si sono riaperte nell’ottobre dello scorso anno, dopo un intervento di ristrutturazione e la formazione di una brigata giovane guidata dallo chef Andrea Lattanzi. L’ambiente è stato ripensato in chiave minimal ed elegante, senza però cancellare lo spirito originario: tra le sale restano le immagini delle celebrità che hanno segnato la storia del locale, mentre le arcate in mattoni a vista dialogano con sedute in velluto rosa e grigio, carta da parati e arredi in legno. “L’obiettivo – dichiara Luca Di Clemente – era di rendere esteticamente più internazionale un ambiente che parla la lingua della romanità e della tradizione soprattutto nel piatto. Non volevo che si entrasse piùnella taverna tipica all’italiana, se non per le arcate di mattoni alvivo che dividono le sale, ma in un luogo dallo stile contemporaneo, con i velluti rosa e grigi delle sedie, la carta da parati e i mobili di legno”.

Se la sala racconta l’evoluzione, è in cucina che avviene la trasformazione più interessante: qui il passato non viene imitato, ma riletto con tecnica e visione, in un dialogo continuo tra ricordo e innovazione grazie all’esperienza dello chef Andrea Lattanzi. Classe 1995, formazione all’alberghiero di Marino e prime esperienze in luoghi simbolo del centro di Roma come Osteria Da Mario, Andrea Lattanzi ha costruito il proprio percorso accanto a professionisti come Tommaso Pennestri e lo chef Oliver Glowig. Fondamentale anche il periodo in Francia: “In Francia ho fatto esperienza delle partite alla francese, ma ho appreso anche l’importanza delle salse e dei fondi. Ovviamente anche in virtù di questa parentesi Oltralpe nella mia cucina oggi c’è tanto burro!”. La sua è una cucina che si definisce tradizionale ma sorprende, radicata nei sapori di casa: “Mamma è sempre stata una grande cuoca e anche mio padre si diletta”. Il principio guida è semplice e diretto: ben cotto, con una tecnica che alleggerisce ma non snatura.

Il menù di Trattoria Flavia a Roma: piatti della memoria, idee nuove

Il menu di Trattoria Flavia rilegge la tradizione romana, italiana e domestica con tocchi inaspettati. Tra gli antipasti spiccano ad esempio: il Pan Brioche fatto in casa con alici marinate, stracchino e limone (8 euro); la Salvia fritta ripiena di Gorgonzola, chutney di uva e anice (8 euro); e la Pizza e Mortadella in una versione completamente rivisitata, trasformata in crocchette di mortadella con panatura di pizza bianca, Parmigiano Reggiano e cipolla rossa caramellata (8 euro). Spazio anche a piatti quasi dimenticati, come l’Ovetto in Purgatorio, proposto con uovo strapazzato al pomodoro, pecorino e mentuccia, servito con pane al cioccolato (8 euro): “Ho pensato di proporre il pane al cioccolato perché come da tradizione anche nel sugo di coda alla vaccinara si mette un pezzetto di cioccolato – commenta lo chef – e mi piace l’idea di fare anche questa citazione a un altro classico della cucina romana ma anche di abbinare pomodoro e cioccolato”.

Tra i primi piatti di Taverna Flavia è possibile assaggiare: lo Spaghettone al padellino in versione Norcina (14 euro); Risone al Formaggino Mio con estrazione di bufala, burro, Parmigiano e cuore di ragù di cortile; i Cappelletti ripieni di arzilla con pil pil di arzilla, zuppa di arzilla concentrata e broccoli (16 euro). Non mancano i primi della tradizione: i Tonnarelli alla Carbonara (12 euro), i Rigatoni all’Amatriciana (12 euro) e i Tonnarelli Cacio e Pepe (12 euro). Nei secondi, tecnica francese e gusto italiano si incontrano nel Galletto al mattone (22 euro) cotto prima sottovuoto e poi nappato al burro, laccato con jus de volaille e “finto miele” di pere, servito con salsa al fondo di pollo, aceto balsamico e vino rosso, più patata croccante a parte. E ancora: Spiedo di polpo, zucca arrostita con il suo fondo, cavolo nero e cicoria (16 euro); l’Ombrina alla Cacciatora con olive, capperi e porro scottato (19 euro). Per chi cerca un’alternativa vegetariana c’è l’Involtino del contadino di verza, patate al burro nocciola, erba cipollina, salsa parmigiano e vaniglia, con mirtilli fermentati (15 euro).

I dolci omaggiano la pasticceria italiana: torta di mele con zabaione, zuppa inglese, Marisù (maritozzo con inserto al caffè e crema al mascarpone) e Panna cotta alla lavanda con caramello di susine e origano. “Ci tenevo a proporre una panna cotta perché è il dolce che da piccolo prendevo sempre. Ovviamente volevo fare qualcosa di diverso da quello che viene sempre proposto quando si ordina una panna cotta, un dolce che rischia facilmente di essere semplice al limite del banale ma che a me piaceva tanto!” conclude Lattanzi.

Roma è protagonista anche nella carta dei vini, con numerose etichette del Lazio accanto a referenze che valorizzano i tesori enologici regionali. Anche il nome Flavia rimanda al latino flavius, “biondo”, “dorato”, legato alla casa dei Flavi.

Taverna Flavia e il ritrovo delle star

La Taverna Flavia resta però soprattutto un pezzo di storia mondana della Capitale. Le sue pareti, un tempo vere e proprie wall of fame, raccontavano l’amicizia tra Mimmo Cavicchia e i suoi ospiti illustri, con foto incorniciate e dediche personali. Qui sono passati nomi leggendari come Audrey Hepburn, Frank Sinatra, Ava Gardner, Joan Collins, Tony Curtis, Gloria Swanson, Liz Taylor – a cui era dedicata un’intera sala – e, in tempi più recenti, Hugh Grant, Andy Garcia, Sharon Stone, Al Pacino, Sylvester Stallone. Tra i registi: Alfred Hitchcock, Pedro Almodóvar, Quentin Tarantino. Senza dimenticare le icone italiane come Sophia Loren e Claudia Cardinale, e stelle della musica quali Liza Minelli e Maria Callas.

Taverna Flavia

Via Flavia 9-11, Roma

www.tavernaflavia.it

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